Da tempo penso a questo articolo. Oggi lo stimolo per scriverlo è stato dettato dalle nuove notizie riguardo a un’area protetta albanese che a brevissimo probabilmente si trasformerà in un resort di lusso a nome, guarda caso, del genero di Trump, imprenditore immobiliare, ex consigliere della Casa Bianca e sionista dell’ultima ora, Jared Kushner.

La protesta a Tirana e il movimento dei “fenicotteri”

movimento dei fenicotteri a tiranaA Tirana migliaia di persone, sotto il nome di “movimento dei fenicotteri”, protestano contro il mega resort di Jared Kushner. Il progetto minaccia l’area protetta di Vjosa-Narta, che comprende l’ex isola militare di Sazan. Nonostante le smentite del premier Edi Rama, le ruspe già da un mese si sono messe al lavoro e la piazza chiede lo stop ai cantieri e le dimissioni del premier.

La procura anticorruzione albanese ha aperto un’indagine sul caso (come riportato anche dalle ultime inchieste di Euronews), dopo che da tempo le organizzazioni ambientaliste avvertono che il progetto potrebbe mettere a rischio la biodiversità dell’area e interferire con le rotte migratorie degli uccelli, in particolare dei fenicotteri rosa che in quella zona non solo fanno scalo per le loro migrazioni, ma hanno anche creato una colonia nutrita e stanziale.

La politica in Albania è oggi dominata dall’obiettivo primario dell’integrazione nell’Unione Europea. Il paese è guidato dal Primo Ministro Edi Rama (Partito Socialista), in carica dal 2013 e eletto per il suo quarto mandato. L’opposizione rimane frammentata e si scontra spesso con le direttive del governo, generando cicliche tensioni.

Gli scontri con la polizia e il progetto di Ivanka Trump

La folla di albanesi è per ora riuscita a fermare i lavori a bloccare le ruspe, nonostante l’intervento massivo della polizia che ha faticato a contenere l’assalto di civili che hanno divelto le barriere e fatto sit-in sul luogo. Il presidente del consiglio ha comunque dichiarato che la concessione di sfruttamento non verrà revocata e la società americana potrà usufruirne per 99 anni come da accordo.

Affinity Partners, società immobiliare con a capo l’imprenditore Kushner, intende trasformare alcune zone costiere dell’Albania in un vasto complesso turistico. Ivanka Trump, la moglie, lancia nel web video dove racconta il progetto condiviso con il marito, che prevede la costruzione di una zona turistica tranquilla, che beneficerà dell’incanto della natura; un luogo paradisiaco dove potrà condividere pace e natura con gli amici, dove potrà nuotare in mare aperto tuffandosi dagli yacht.

Purtroppo le affermazioni rilasciate in pieno stile patinato a sfondo imperialista in realtà nascondono ben altre mire. Nel 2023 Kushner incontra il presidente del consiglio albanese Edi Rama per presentare il progetto di sviluppo immobiliare e pochi mesi dopo arriva il decreto per cambiare la legge sulle aree protette, poi arriva quello che cancella Sazan dal piano militare.

Il gioco delle scatole cinesi dietro Affinity Partners

La situazione è complessa e giornalmente si aggiungono notizie ad una questione che inizialmente sembrava solo legata all’ennesimo investimento turistico in un’area che sarebbe sensibilmente penalizzata da ecomostri e cementificazione, ma che in realtà nasconde altre pesanti insidie.

E’ importante chiarire che dietro a Kushner non investirà direttamente nel progetto ma passerà dalle immancabili società di investimento, la sua nello specifico, Affinity Partners, con il 99% di capitale straniero, con in testa il Public Investment Found saudita, controllato da un emirato, seguito capitali sauditi del Qatar e di Abu Dhabi; una scatola cinese di controllate che passano da Amsterdam, Albania e Paesi Bassi e che rendono difficile capire chi ci sta dietro, anche se i nostri amici dallo stellone a 6 punte fanno capolino senza troppi veli.

La domanda che affiora alla mente è scontata: perché un’isola che è territorio militare da 80 anni passa immediatamente nelle mani di fondi sovrani e società offshore direttamente riconducibili alla Casa Bianca e a Israele? Tra il magnate americano e il presidente albanese Edi Rama nessun dibattito nazionale o referendum, semplicemente una svendita di territorio sospettosa e proprio nel momento in cui in Albania sorgono, come funghi, centri medici, scuole, immobili, guarda caso di matrice sionista. Informazioni che compaiono sui social e che permettono di intravedere un progetto che potrebbe anche portare alla creazione di una sorta di protettorato indipendente sotto l’egida di Israele.

L’importanza geopolitica ed energetica di Sazan

isola di sazanSazan era inizialmente un avamposto militare italiano poi trasformato in una base Nato, da anni inutilizzata, con 3600 bunker realizzati per resistere ad un attacco nucleare e ospitare fino a 3000 soldati con sei mesi di autonomia senza contatti esterni.

Sazan fu l’unica base che ospitò sottomarini russi nel Mediterraneo, il possesso da parte dell’Albania venne sancito dal Trattato di Parigi del 1947, ora dismessa, si è trasformata in un’area naturale che ha permesso alla natura un importante ripopolamento marino e di zona di approdo di numerose specie di uccelli.

Accanto c’è la base navale di Pasha Liman dove la Turchia ha diritti operativi permanenti e l’italiana Fincantieri ha costruito un polo navale. Lo stretto di Otranto è largo meno 72 km e rappresenta l’unica uscita dal Mare Adriatico verso il Mediterraneo e Sazan ne è la sentinella albanese. Sazan è una sorta di cancello che osserva il passaggio di navi commerciali e militari e sottomarini.

Nei pressi dell’isola passa uno degli ultimi 4 gasdotti ancora attivi che trasportano il gas dell’Azerbaijan sino al Salento verso l’Europa, l’ultimo punto di contatto energetico, l’ultima possibilità di acquisto di fonti energetiche e che, se fosse bloccato, taglierebbe fuori importanti approvvigionamenti all’Europa. Dall’altra parte del mare, l’Italia, la Puglia, che da qualche anno è interessata, proprio nelle zone speculari a quanto stiamo raccontando, ad un tentativo di acquisto di grandi proprietà terriere da parte dei sionisti. Vere e proprie comunità chiuse da cancelli e bandieroni sventolanti che in tutto assomigliano a vere e proprie colonie di lusso.

Quest’ultima parte l’approfondiremo più avanti. Riguardo al colonialismo sionista in Italia e nel resto del mondo al fine di creare un non Grande, ma grandissimo Israele, vi rimando alla seconda puntata di questa serie, che per molti aspetti si riallaccia alla nostra già nota “Gli amici di Giorgia”.