La pasta … la maggior parte di quella presene sui nostri scaffali contiene, tra gli altri anche grano extra UE prevalentemente americano ma anche australiano, spesso l’etichetta trae in inganno perché spaccia il prodotto come 100% italiano, addirittura D.O.P. Poi leggendo meglio ti accorgi che viene prodotto in Italia, ma la materia prima di italiano ha ben poco.
In questo momento più che mai suggeriamo di consumare prodotti italiani preferibilmente con materie prime italiane. Questo è importante per evitare l’acquisto di merci o materie prime provenienti da US, che ha imposto dazi pari al 15% su prodotti di loro importazione.
Non vogliamo certo che le aziende italiane che hanno fatto o fanno scelte commerciali diverse soccombano, tuttavia ci piacerebbe in primis sensibilizzare il consumatore rispetto ad un acquisto più consapevole e i produttori ad una produzione più coraggiosa e sana. Ricordo infatti che l’Unione Europea, rispetto ad altre aree mondo è più rigorosa nel vietare pesticidi o sostanze dannose per l’uomo e l’ambiente.
Quando le materie prime “fanno poca strada”, vengono sottoposte a minori trattamenti di conservazione e sono più salutari e integre. Vi faccio un piccolo esempio: avete presente il riso Basmati? Viene per l a maggior parte prodotto in Asia e il processo di trasporto è lunghissimo in quanto spesso avviene via mare e quindi i chicchi devono essere trattati per sostenere il lungo viaggio. Sensibilizzare i produttori italiani a quella produzione forse non sarebbe così sbagliato.
Probabilmente ci sono degli ostacoli di tipo produttivo, climatico o altre questioni che non conosco non essendo un’esperta del settore e chissà qualcuno di voi magari mi aiuta a capire, ma non sarebbe interessante valutarlo?
Verificando tramite la lettura della provenienza degli ingredienti ho trovato che i seguenti marchi utilizzano solo grano italiano:
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| PASTA ARMANDO | GRANORO | LA MOLISANA |
Purtroppo altre come Rummo, De Cecco, Barilla contengono grani extra UE.
SE avete nomi da aggiungere alla lista scriveteci: info@ilpamphlet.net!!
Noi ci siamo sono permessi di scrivere una mail al servizio clienti di Rummo ricordando che nel 2015, successivamente ad una pesante alluvione, una delle figlie di un dipendente vide la disperazione del padre e lanciò un appello pubblico, chiedendo aiuto ai consumatori per salvare la fabbrica e il lavoro di tutti. Il suo messaggio divenne virale sui social media e diede il via a una mobilitazione popolare sotto l’hashtag #SaveRummo, incoraggiando le persone ad acquistare pasta Rummo per supportare l’azienda. L’iniziativa ricevette un’enorme risposta, con molti consumatori che decisero di acquistare i prodotti Rummo per dare un contributo, diventando così simbolicamente “produttori di pasta”. Grazie al forte sostegno dei consumatori, il pastificio Rummo riuscì a superare la crisi.
Nella mail chiediamo di ricordarsi dell’umanità dimostrata nei loro confronti e di dimostrarne altrettanta cercando alternative sensate al grano dell’Arizona, al fine di non essere indirettamente complici al genocidio palestinese.
Altro gesto importante sarebbe quello di sospendere l’esportazione di prodotti italiani in Israele, come da fonte qui citata:
“Siamo il primo fornitore di pasta con circa il 45% delle importazioni e i nomi più presenti sono
Barilla, De Cecco, Rummo, Del Verde… “ https://ilfattoalimentare.it/boicottare-israele-sospendere-lexport-alimentare-italiano.html
Nell’elenco figurano altri marchi importanti, per una forma di protesta consapevole e attiva vi invitiamo a scrivere direttamente alle aziende, chiedendo di sospendere le esportazioni dei loro prodotti verso Israele e di impegnarsi a non acquistare grano e materie prime dagli USA.
Qui gli indirizzi mail che abbiamo cercato nei siti di alcuni marchi di pasta che esportano in Israele e qui anche una proforma di mail che potrebbe essere incollata e contenente le richieste di cui sopra.
Spett.le Azienda,
sono un consumatore e vi chiedo, in considerazione degli eventi che stanno accadendo nella zona di Gaza e in generale nei territori palestinesi, di interrompere ogni forma di esportazione dei vostri prodotti verso il mercato israeliano, colpevole dell’atroce genocidio perpetrato negli ultimi due anni nei confronti della popolazione palestinese.
Mi rendo conto che gli interessi commerciali in gioco sono importanti in termini economici, ma è ancora più importante non perdere di vista il valore della vita umana, in questo momento voi potete fare un gesto che non vi rende indirettamente complici di quello che sta accadendo.
Facciamo la differenza non alimentiamo la morte di innocenti – Not in my name!
Sosteniamo l’umanità. Grazie!
Grazie per il vostro sostegno, ci vediamo nei prossimi articoli della “Lista della Spesa”!



