Coccodè, la plastica dov’è? Guida pratica per una casa più plastic free
Da tempo ho in mente di scrivere — condividendo le mie ricerche — un piccolo e forse banale testo con suggerimenti pratici per una vita con meno plastica, con la soddisfazione di vedere il sacco giallo della raccolta differenziata sempre più piccolo.
Una collega è stata di recente in Asia e mi ha raccontato della quantità enorme di plastica galleggiante, vista in zone della Terra che sono dei veri paradisi. Le isole di plastica sono enormi concentrazioni di rifiuti galleggianti negli oceani, causate dalle correnti (gyre) che accumulano detriti — principalmente microplastiche — in aree specifiche. La più grande è il Great Pacific Garbage Patch.
Possiamo fare qualcosa? Sicuramente sì. Mi direte che alla fine un singolo comportamento virtuoso non incide sul macrosistema; mi direte che sono le aziende ad inquinare di più. Siete proprio sicuri? Io credo di no. Creare cultura e diffondere idee e modalità cambia le cose — forse non in modo eclatante, ma sul medio periodo sicuramente sì — e noi abbiamo come sempre il dovere di fare la nostra parte.
L’acqua: il primo nemico del sacco giallo
Cominciamo con l’elemento che riempie maggiormente il sacco: le bottiglie dell’acqua. La modalità più semplice per ridurre il PET è dotarsi di un depuratore domestico. Ecco le opzioni disponibili, con pregi e limiti:
- Caraffe filtranti — la soluzione più economica e immediata, ma richiedono il cambio frequente dei filtri e sono lente nel filtraggio.
- Filtri a caduta (a carboni attivi o ad argilla) — il metodo più ecologico, anche se un po’ laborioso. Qui trovate un approfondimento.
- Filtri diretti sul rubinetto — non consigliabili per il rischio di accumulo di microrganismi dannosi.
- Osmosi inversa — il metodo più sicuro e completo. Purifica l’acqua e reintegra i sali minerali. Si perdono più litri nel processo di filtraggio (non il massimo dal punto di vista ecologico), ma è il sistema più comodo, pratico e sicuro. Tra i fornitori, IWM Acqua è un esempio affidabile.
Vale anche la pena ricordare perché questo conta per la nostra salute, non solo per l’ambiente: l’acqua in bottiglie di plastica può rilasciare sostanze chimiche potenzialmente dannose — come ftalati, antimonio, acetaldeide e formaldeide — specialmente se esposta a calore, luce solare o conservata a lungo. Le microplastiche e nanoplastiche ingerite, inoltre, possono causare danni cellulari e infiammazioni. Il rischio è legato all’esposizione cronica.
Stesso discorso per i contenitori dello yogurt e dei dessert: quando grattiamo con il cucchiaino, incidiamo il fondo e involontariamente ingeriamo plastica. Non è forse meglio il vetro? Basta cercarlo. Due nomi validi:
🥛 Latteria di Vipiteno — yogurt in vasetto di vetro, biologico da latte fieno.
🥛 Koukakis — il buonissimo yogurt greco, disponibile su Cortilia.
Prodotti per la pulizia: il grande spreco nascosto
Il dispendio di plastica nei prodotti per la pulizia della casa è imponente: fustoni del detersivo per lavatrice, contenitori del liquido per il WC, spruzzini di ogni tipo. Due riflessioni che reputo abbastanza ovvie:
- La maggior parte dei prodotti acquistati è composta per circa il 90% di acqua e solo per il 10% di principio attivo.
- L’intera logistica di stoccaggio e trasporto è quindi concentrata sull’acqua — non sul prodotto.
Sembra banale pensare che basterebbe acquistare il principio attivo concentrato e diluirlo in autonomia a casa, riutilizzando i contenitori già in nostro possesso. Il mercato è ancora resistente a questa formula — e lo trovo davvero miope — perché non si risparmia solo in plastica, ma anche in costi di stoccaggio e trasporto: scatoloni pieni di fustini da 750 ml o 1 litro che diventerebbero piccole bustine da 100 grammi.
Sono una forte sostenitrice di questo cambio culturale. I fornitori di questi prodotti concentrati hanno spesso anche un’attenzione maggiore all’ecologia nella formulazione. Qualche nome:
🧴 Everdrop — il più noto, qualità alta (e prezzo un po’ alto).
🧴 Dr. Shake — ottimi i foglietti per lavastoviglie (azzerano le microplastiche degli involucri delle pastiglie) e per lavatrice. Un po’ più cari del detersivo tradizionale, ma comodissimi per chi ha poco spazio.
🧴 Natulim — detersivo in fogli, 40 lavaggi, propone sia refill che tabs da diluire.
🧴 R5 Living — refill e prodotti concentrati per tutta la casa.
Se vi sembra una proposta troppo radicale e proprio non riuscite a resistere al gorgoglio del liquido che esce dal fustino, vi propongo una via intermedia: il refill. La ricarica del vostro prodotto preferito consiste in una sacca morbida di plastica con circa il 60% in meno di materiale rispetto al contenitore tradizionale. Già che ci siete, almeno scegliete un prodotto eco. Ottima la linea di Iper e Esselunga, oppure su Ecosplendo trovate di tutto un po’.
Cura della persona: dai barattolini alle alternative solide
Anche qui barattoli e barattolini a non finire. Senza dilungarmi troppo, mi spendo per i prodotti di Enooso: ho provato i loro shampoo, che lasciano i capelli puliti a lungo e morbidi, liberi da siliconi e dalle tante sostanze che personalmente avevano reso i miei capelli secchi sulle punte e grassi alle radici. Un vero cambiamento.
Ad alcuni prodotti come Phyto sono affezionata e anche qui cerco sempre il refill. I marchi più attenti lo propongono: L’Occitane — Amande, ad esempio, ha una linea di eco-ricariche molto valida. Ma qui non conosco i vostri gusti: vi invito a sperimentare e cercare. La nostra pelle sarà contenta, e anche la natura.
Il costo di questi prodotti è un po’ più alto dell’entry level del supermercato (che però è fare il pieno di sostanze di dubbia qualità), ma sicuramente più basso del finto naturale della parafarmacia o della profumeria. Ne vale la pena.
Riguardo al bagnoschiuma, ho deciso di riscoprire la vecchia e buona saponetta: green per il risparmio di plastica, e con il vantaggio di concentrare emollienti e nutrienti. Due tipologie che mi hanno convinto:
🧼 Sapone al latte di capra — ottimo per pelli secche e disidratate.
🧼 Sapone di Aleppo — antico detergente naturale e biodegradabile, composto esclusivamente da olio d’oliva (nutriente) e olio di alloro (antisettico). Ideale per pelli sensibili, secche o con eczemi, acne e psoriasi. Il colore marrone esterno dovuto alla stagionatura e il verde interno ne garantiscono l’artigianalità.
Se invece preferite le consistenze in gel, vale la regola dell’add & shake: bustine e tabs da diluire. Buone quelle di Everdrop e Dr. Shake già citate, nella sezione cura della persona trovate diverse profumazioni. Valida anche La Saponaria, in tante profumazioni.
E poi c’è da divertirsi: burro di karité, olio di mandorle, le bancarelle dei mercatini profumatissime e green — le saponette artigianali sono ovunque, basta cercarle.
Una chiusura che è un invito
Spero di avervi ispirato. I nostri acquisti fanno la differenza sempre, decidono molto di più di quanto immaginiamo. La provenienza, la composizione, l’azienda dalla quale provengono sono elementi fondamentali che agiscono sull’ambiente, sulla nostra salute, sulla dignità di chi lavora, sul modo in cui il denaro speso verrà reimmesso nel ciclo economico.
Sperimentate. E se avete tempo, preparateveli da soli: detergenti per la casa, saponi, ricette per qualsiasi cosa. Per divertirsi, spendere meno e vivere in modo più sano. Basta con le schiavitù commerciali dei bisogni indotti.
La consapevolezza rende l’uomo libero. E anche la donna.
Foto di Sören Funk su Unsplash
