In questi giorni, come tanti di noi, mi sono imbattuta nella notizia dei roghi dolosi in Patagonia. La mia frequentazione di Instagram mi ha proposto reel, dichiarazioni e post che puntano il dito verso una presunta macchinazione israeliana, ricondotta a un più ampio disegno imperialista di colonizzazione già in atto, senza troppi misteri, in altre aree del mondo, come Cipro, e si parlava persino della Puglia con informazioni che appaiono verosimili. La mia indignazione per quanto sta accadendo in Palestina e i gruppi di discussione che seguo non potevano che essere in sintonia, supportando le mie idee, non certo antisemite, ma sicuramente antisioniste.

Non ho mai amato, però, cadere nelle lusinghe delle teorie complottiste che, spesso, sono talmente articolate e fragili da avallare scenari difficili da accettare anche per uno scrittore fantasy. È anche vero, però, che la storia, riletta a distanza di anni, ci ha regalato sorprese e macchinazioni da spy story.

La finalità di questo testo non è quella di diffamare, ma di offrire un’alternativa alla cattiva informazione massificata. Proverò a fare chiarezza sull’evento.

Dalla fine di dicembre, vasti incendi boschivi stanno colpendo l’area andina del Sud dell’Argentina, in Patagonia. Questo sta costringendo migliaia di persone all’evacuazione e ha distrutto abitazioni, infrastrutture e foreste. La zona più colpita è quella di Epuyén, nella provincia di Chubut, dove le fiamme, alimentate da temperature elevate, siccità prolungata e forti venti, hanno raggiunto in poche ore le zone abitate, sorprendendo residenti e turisti e rendendo necessario l’intervento delle brigate antincendio e dell’esercito.

Lo Stato argentino ha di recente ridotto del 70% i finanziamenti per il contenimento degli incendi, rendendo la situazione complessa a causa dei ridotti mezzi e del personale dedicato alle operazioni di spegnimento.

Contemporaneamente, lo stesso presidente Milei sta smantellando le politiche ecologiste del Paese, riducendo le disposizioni in merito al disboscamento delle foreste autoctone e diminuendo drasticamente le tempistiche di sfruttamento dei territori incendiati.

Migliaia di argentini, altri ispanofoni e anche personalità dell’opposizione, tra cui l’ex capo dell’esercito argentino César Milani, hanno inondato di risposte i post su X relativi agli incendi, la maggior parte delle quali incredibilmente indignate nei confronti del governo Milei. Frasi come “I sionisti stanno cercando di rubare la Patagonia!” e “Milei ci ha venduti a Israele!” sono apparse ripetutamente nei thread virali, con gli utenti che condividevano video di attività sospette e collegavano gli incendi a interessi stranieri.

In un post condiviso domenica su X, Milani ha accusato “uno Stato straniero” di aver appiccato intenzionalmente gli incendi, iniziati il lunedì precedente e che hanno bruciato più di 3.500 ettari di terreno.

Sebbene non nominasse direttamente Israele, il post includeva un’immagine del presidente di estrema destra Javier Milei mentre sventolava una bandiera israeliana di fronte a una grande folla di sostenitori.

Esponenti del popolo Mapuche, indignati per quanto sta accadendo, diffondono video e dichiarazioni in cui accusano Israele di monitorare, misurare e cartografare il territorio della Terra del Fuoco, attraverso l’attività di presunti studenti con attrezzature e abbigliamento militare.

Queste suggestioni sembrano suffragate da filmati e video e raccontano una storia che risale agli anni ’70, legata al cosiddetto “Progetto Andinia”, che parlava di un tentativo di colonizzazione da parte degli ebrei. Una teoria che si associava in quegli anni a cronache che narravano di nazisti ancora in vita, ospiti dello Stato argentino, ospitati presso residenze blindatissime.

Non ho gli strumenti per dire con certezza che ci sia un reale coinvolgimento di Israele nella questione. Tuttavia, una cosa è certa: la Terra del Fuoco è il lembo di terra più prossimo all’Antartide, un territorio ricco di giacimenti non solo di risorse energetiche; con il ritiro dei ghiacciai, diventa più semplice attivare trivellazioni. La stessa Patagonia possiede minerali preziosi, tra i quali l’oro, e, non da ultimo, rimane ancora aperta la questione delle Isole Falkland, che restano un punto militare strategico.

Aggiungiamo che Israele è sbarcato in Argentina con la sua società Mekorot, che controlla l’80% delle risorse idriche della Palestina e si occupa della gestione idrica in molti Stati del mondo. E quali siano i suoi progetti per il continente sudamericano è una storia tutta da raccontare.

Ad aprire la porta alla società israeliana fu un accordo stipulato nel 1982 con l’allora giunta militare. La caduta della dittatura, avvenuta l’anno successivo in conseguenza della guerra delle Falkland, congelò l’espansione della Mekorot in Argentina. Tutto è cambiato con l’arrivo di Javier Milei alla Casa Rosada e la conseguente approvazione del piano RIGI (Regime di Incentivazione per i Grandi Investimenti). Grazie all’appoggio incondizionato del governo di Buenos Aires, oggi l’azienda ha in concessione le risorse idriche di 13 delle 23 province in cui l’Argentina è federata. Guarda caso, si tratta di tutte le province della Cordigliera, la zona più ricca di sorgenti e fiumi. L’acqua, oltre ad essere una risorsa inestimabile per l’uomo e l’agricoltura, è indispensabile per l’industria estrattiva, presente o con potenziale di sviluppo, in Patagonia.

Milei ha autorizzato la ministra della Sicurezza, Patricia Bullrich, a organizzare una speciale “Unità di Sicurezza Produttiva” con il compito di mettere a tacere tutte le voci che si oppongono alle ruspe estrattiviste. Il risultato è stata la criminalizzazione di tutte le resistenze dei popoli indigeni della Patagonia, con arresti arbitrari, processi e violente perquisizioni compiute dai militari nelle comunità. I colpevoli degli incendi delle foreste e dell’inquinamento dei fiumi sarebbero solo loro: i Mapuche, che ancora si ostinano a difendere la Pachamama, la sacra Madre Terra, che dona la vita a tutto il Creato.

Sull’argomento, potete trovare approfondimenti di parte ma interessanti nei profili Instagram di Diego Suarez (col profilo michelopicante) o di Valeria Como (col profilo your.girl.intj).

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Condividete!!

https://www.wired.it/article/incendi-patagonia-complotto-argentina/

https://ilmanifesto.it/patagonia-acqua-avvelenata

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2026/01/16/argentina-i-turisti-israeliani-hanno-provocato-gli-incendi-in-patagonia-0190883

https://www.ilfattoquotidiano.it/2025/07/05/mekorot-acqua-israele-argentina-apartheid-idrico-palestinesi/8050537/

https://vocidallastrada.substack.com/p/la-patagonia-venduta-a-israele-da

https://www.lifegate.it/gli-incendi-stanno-bruciando-la-patagonia-argentina

 

Immagine:© Maxi Jonas, Ap/Lapresse